Posted by: tonuzzu | 25/09/2010

Sul tetto

Seguo il programma per temi,  per luoghi, giorno per giorno o vado solo al festival pirotecnico? Come vivo la Mercé 2010?

E vi racconto che sono uscito, mi sono impegnato, ho pefino giocato al Cadavre exquis, ho preso tutte le frasi autonome pronunciate dai partecipanti alla festa babilonica, le ho assemblate nella speranza che il loro fortuito incontro producesse fenomeni poetici inattesi ma  le tecniche aleatorie non fanno per me.

Domande, ma quante domande tediose a cui non ho ancora dato una risposta.                                                                                                        Salgo sul tetto, da qui vedo i tendini del corpo scorticato della cittá, l’ asse viario in uscita dal viadotto che buca il monte giudeo, un stormo di automobili librate in volo, turbinio di percorsi, nervositá spaziali. Sembra esaltante da qua su Barcellona, un poco irreale.  La mediocre parodia delle strade che odorano a disinfettante e piscia di tedesco non la vedo e non la sento. Qui sul tetto sono Mida, tutto quello che tocco con il dito indice lo trasformo in oro, giú tutto quello che toccai, lo degradai ed adesso non vale piú piu´nulla. Ho una mano piú potente della ♣ magic hand ♣ di un photoshop, tolgo l’ impiato regolare della Eixample, faccio rimanere solo gli assi decumani tracciati dai romani; anzi no neppure quelli, spariti. Via nel cestino 3000 anni di tipologie abitative che non hanno avuto evoluzione. Io sono il Demiurgo. L’ industria, l’ accellerazione, le speculazioi sono divinitá di un olimpo dimenticato.  Tabula rasa.

Mi dicono: Perché Tabula Rasa?

Gli dico: Ma non ti sembra tutto troppo piccolo per contenere tanti destini umani? Non ti sembra bello cancellare tante dipendenze dal centro, dal patrimonio storico e da ogni tipo di tradizione?

I grattacieli da qui li vedo tutti. Sono simpatici, strani, accattivanti.  Come in H&M  ci sono torri di tutte le dimensioni: S, M, L, XL.      E se soffrissi un ansia da torre e ne cerco una piú alta?

L’ emozioni che suscita la cittá dal mio terrazzo é di difficile trascrizione; lo spazio fa Crr-crr-crr e a quel nero hotel metallico che grida tronfio: “fuck the context”, gli concedo una amnistia, si pure a lui, da qui dal mio terrazzo Amnistia per l’ esistente.


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