Posted by: tonuzzu | 30/12/2009

“Due note da un antropologo” o “Non chiamatelo misantropo”.

Dedica mezz’ ora al giorno a pensare al contrario
di come stanno pensando i tuoi colleghi.
Alberto Einstein

***”I lemmings sono piccoli roditori del Nord Europa e dell’Asia simili ai nostri topicampagnoli. In determinati periodi essi abbandonano le Alpi della Scandinavia in gruppi numerosi,come guidati da un misterioso suonatore di flauto, e si dirigono verso il mare del Nord o il Golfo di Botnia. Lungo questo tragitto, che è il loro senso della storia, essi subiscono gli attacchi deicarnivori o degli uccelli predatori che li distruggono a migliaia. Malgrado tutto, essi proseguonola loro strada e, raggiunta la meta, si gettano nel mare e vi annegano”.

***”Le cavallette hanno anch’ esse un simile senso della storia. Molte specie, tra cui la locusta migratoria vivono nella natura senza commettere danni: gli individui sono solitari e sparsi. A un determinato momento, per una ragione ancora sconosciuta, queste specie pullulano; le giovani cavallette che nascono e crescono in popolazioni fitte hanno colore e forma diversi: sono più grandi e di colore più chiaro, spesso di un bel verde. I naturalisti ne hanno fatto una specie diversa: la Locusta gregaria. Esse si riuniscono in gruppi numerosi e, quando sono adulte, se ne volano tutte insieme; costituendo quelle nuvole di cavallette che i contadini delle due sponde del mediterraneo temono tanto; esse avanzano a balzi enormi, nella stessa direzione inesorabili per molti giorni. Possono devastare ogni vegetazione in poche ore, o abbattersi su una steppa per marcirvi in mucchi al sole oppure precipitarsi a nugoli nel mare”.

Mi son chiesto cosa potrebbero dire i lemmings se potessero scrivere la storia di una delle loro migrazioni. Siamo in marcia verso un felice domani? La nostra popolazione fortemente strutturata cresce di ora in ora, nonostante vari attacchi progrediamo nella stessa direzione conservando la nostra organizzazione che, sola, permette all’ individuo di marciare verso quel progresso che intravediamo già, tutto azzurro, ai piedi delle montagne?
Le cavallette invece immagino intonerebbero un canto di trionfo: Noi procediamo in avanti. L’ universo potrà nutrirci per un secolo, poiché siamo in via verso la planetizzazione della nostra specie.
Sia il lemming che la locusta vede in questo slancio ultimo una marcia verso una situazione migliore? I i lemmings si allontanano dal punto di partenza, più i lemmings sono eccitati dicono i naturalisti; nulla li può fermare, davanti a un ostacolo sibilano e digrignano i denti per la collera.Anche noi, ben lontani ormai dalle nostre origini, sentiamo profondamente che nulla deve intralciare la nostra marcia verso ciò che chiamiamo il Progresso. Anche noi corriamo verso il mare in file serrate. E se ci volessimo aggrappare al vortice? e se non cerchiamo nulla che galleggi?
Anche questo ha un senso. Si lo ha. La scena della tentazione suicida si rinnova ogni volta che incontramo una civiltà tradizionale. Ogni volta degli uomini prendono coscienza della propria nudità, del proprio sottosviluppo materiale. Con i fianchi cinti di cotonina devono lavorare fino al limite delle loro forze e, quando il sudore della fronte non basta più, devono dare l’ equilibrio della propria anima e tutta l armonia del mondo. Allora l’ occidente trascina nella propria caduta un nuovo dannato, mentre si chiudono le porte di un paradiso, perduto una volta di più. Se la civiltà occidentale scomparisse, l’ umanità non ne sarebbe colpita, poichè già da molto tempo non é più solidale con essa, da molto tempo non é più umanità. Un impero avrà finito di esistere, aggiungendo ad altre rovine quelle del proprio orgoglio. I nostri monumenti saranno altrettanto enigmi per gli archeologi del futuro, perché sembrerà strano che gli uomini abbiano fatto costruzioni con il solo scopo di ammassare vertiginosamente dei materiali, senza cercare di rinchiudervi, con la chiave del loro pensiero i numeri dell’ universo, senza costruire una citadelle. I popoli che ci rimpiazzeranno parleranno forse di castigo divino, senza immaginare che siamo stati noi i giudici di noi stessi, scrivendo ognuna delle lettere della nostra condanna con le conseguenze di ciascuno dei nostri atti.

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