Posted by: tonuzzu | 11/12/2009

L’ era delle conseguenze ed il primo Consiglio di Guerra

Michel Serres e’ un filoosofo francese che insegna a Stanford, ultimamente  reitera continuamente nelle sue lezioni magistrali la locuzione “guerra mondiale”. Questa volta pero’ “mondiale” non e’ quel aggettivo evocativo dotato di forza sintetica che ci ricorda i due conflitti del ventesimo secolo. Questa volta il conflitto e’ mondiale perche’ ha per protagonisti noi ed il nostro pianeta. Non si tratta della guerra totale tra stati sovrani, non sono le macchine belliche messe in campo dai totalitarismi e dalle democrazie che si contendono l’ egemonia, niente trascendenze a confronto. Come dire Marx e Nietzsche vanno in soffita, la storia  li congeda. L’immagine evocata da Serres è quella dei due uomini di Goya che lottano fino allo stremo. Inutile domandarsi chi avrà la meglio, nel mortale accapigliamento. I volti striati di sangue, i duellanti hanno i piedi conficcati nelle sabbie mobili. Non ci sono vincitori, se non le sabbie mobili che inghiottiranno l’uno e l’altro indistintamente.

Nagroda World Press Photo 2009 w kategorii General News Singles fot. Luiz Vasconcelos, Brazil (Jornal A Critica/Zuma Press, Woman tries to stop forced eviction of her people, Manaus, Brazil, 10 March)

“Avanti, provateci, fatelo” sembra esortare il pianeta. “Mettete le mani su quello che rimane ed io daro’ non solo lo sconquasso climatico vi indurro’ alla virulenza, alla fase parosistica di una tempesta di sangue ed acciaio”.
A Norimberga nel 45, negli stessi giorni in cui venivano sganciate le bombe su Hiroshima e Nagasaki, una umanita’ scalpitante ed assetata di giustizia giudicava 21 criminali nazisti e li condannava a morte. Allora fu facile placare l’ umanita’ offesa,  eravamo  ancora immersi in una realta’ che distingueva vittime, responsabili e carnefici. Ma oggi? Che faccia ha il boia?
Il vertice di Copenhagen, quel vertice di cui parlo ossessivamente da mesi  non e’ un vertice e’ un CONSIGLIO DI GUERRA. Una guerra che impone revisioni radicali: nel modo in cui viviamo, pensiamo, diciamo; nell’idea che ci facciamo della democrazia, dell’economia.Ci siamo inoltrati in questo primo decennio degli anni 2000 pensando che lo scontro sara’ tra popoli e stati come in passato, che possiamo barricarci in fortezze, che possiamo continuare a fare i morti, come nella guerra fredda, scegliendo la non azione.Terra non ci vuole piu’ perche’ abbiamo strumenti mentali vecchi e per vivere con lei e per lei non dobbiamo essere indolenti al rischio della sconfitta, non possiamo sopravvivere con tanta tracotanza in cuore. Il tempo delle conseguenze e’ iniziato e la mancanza d’ azione produce conseguenze.

Brenda Ann Kenneally, USA, The Raw File. Troy, New York

Il divieto di costruire minareti in svizzera, il muro tra Stati Uniti e Messico, la cortina di soldati indiani a presidiare  le popolazioni del Bangladesh per evitare che entrino in India. Reggeranno gli slum di Calcutta, Delhi e Mumbai? La dottrina politica e’ vecchia, la ragion di stato non e’ piu’ quel vigoroso Leviathan di hobessiana memoria.
Vedo e sento che i riluttanti ed i negazionisti del cambiamento climatico si fanno rari, la verita’ del collasso di civilta’ non e’ piu’ una ipotesi bizzarra o una trovata editoriale. Obama sara’ presente al vertice, ci sara’ pure Pechino. Le due super potenze negli anni novanta avevano disertato Kyoto adesso scoprono di essere colpevoli e vittime dello sfascio annunciato.
Il tempo delle conseguenze e’ iniziato e sara’ pefino stupido dire: nell emergenza ricorreremo all autoritarismo. Ancora con questa storia della liberta’ a dosi’? L’ opzione autoritaria e’ ridicola perche’  una parte della popolazione mondiale patisce l’inquinamento dei ricchi, e si sentirà legittimata a esigere non solo aiuto ma accoglienza. Già ora, ci sono terre che cominciano a sprofondare nei mari: il Bangladesh, le Maldive. Nel Pacifico, le isole di Tuvalu scompariranno entro il 2040. Nel 2002, il premier Talake annunciò che avrebbe portato gli Usa davanti alla Corte internazionale di giustizia, per emissione spropositata di gas serra. Chi gli dara’ torto tra 10 anni? Chi? Faremo una nuova Norimberga?

A photo taken by Callie Shell from Aurora Photos of Barack Obama's presidential campaign which won first prize in People in the News Stories at the 2009 World Press awards on February 13, 2009. AFP PHOTO/CALLIE SHELL/AURORA PHOTOS/WORLD PRESS

Io so che sentite paura, paura di perdere un modo di vita, paura di perdere il diritto di produrre e consumare quanto desiderate. Paura di rinunciare alla massima liberta’ moderna cioe’ alla tutela dello stato. Paura di immensi spaesamenti, di essere sommersi da una umanita’ espiantata e dislocata dalla squasso terrestre. Sono paure che comprendo ed in una certa misura fondate. In Bangladesh una massa di 160 milioni di esseri umani e’ pronta per mettersi in moviemento, fuggono dalle terre inondate e non piu’ coltivabili perche’ salate. Gli africanoiscappano da deserti dilatati e la cosa impressionante e’ che il 72% di questi fuoriusciti non vanno in Occidente ma in altri Paesi poveri. Gli sfollati asiatici e africani cadono poi nelle mani delle mafie, il cui potere sugli Stati e sul mondo crescerà. Combattere le mafie? All’ origine delle mafie c’ e’ l’ esodo e l’ origine di quest’ ultimo? Gia’ lo conoscete. La piaga degli esuli ambientali è scritta nel nostro futuro e non la cureremo erigendo muri e distruggendo la globalizzazione, ma approfondendola. Sono i rifugiati climatici, e non hanno lo statuto dato ai profughi politici nel ’900. Alieni, sono apolidi di un nuovo tipo, inascoltabili perché non i dittatori li perseguitano ma la natura.

Cuori induriti, la frana non vi riguarda? Il lago Chad sta scomparendo, 25 milioni di persone vivono della sua acqua, il canale di Sicilia presto sara’ invaso dal piu’ grande esodo sud-nord che le sponde del mediterraneo abbiano mai conosciuto.Cuori induriti la frana non vi riguarda? Dove andranno le persone se i grandi delta del Gange, del Nilo e del Mekong saranno inondati? Dobbiamo trasformare questa paura in azione, la non azione e’ sterile perche’ ormai siamo in piena eta’ delle conseguenze. Il principe di Salina direbbe ” ma se cambiamo tutto alla fine non cambiera’ nulla”, ebbene questa sagezza che ci sembrava eterna decade se decade il paradigma dentro cui viviamo. Serres ce lo sta indicando, le menti piu’ lucide e brillanti  del pianeta ormai non fanno altro che indicare: la guerra e’ mondiale, Copenhaguen e’ un consiglio di guerra strategico dell’ umanita’ per calmare Gaia, la terra non si aspetta da noi un ultimo assalto  alla baionetta ,se ci sara’ sapra’ come comportarsi, lo ha gia’ fatto con il 99,9 % delle specie che ha estinto. Nell’immediato potremmo proteggerci asserragliandoci, ma alla lunga perderemo ancor più perché i sacrifici cresceranno. Alla lunga, solo le sabbie mobili  saranno vincitrici. È pensare il futuro, il compito. Lo dice Machiavelli nel Principe, che sopravvivono solo le civiltà che prevedono discosto, lontano, come i Romani antichi: «Li quali, non solamente hanno ad avere riguardo alli scandali presenti, ma a’ futuri, et a quelli con ogni industria ovviare; perché, prevedendosi discosto, facilmente vi si può rimediare; ma, aspettando che ti si appressino, la medicina non è a tempo, perché la malattia è diventata incurabile».


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