Posted by: tonuzzu | 07/09/2009

Salti quantici di fine estate: invento l’ acqua calda.

spettro

Ho un manuale di storia contemporanea tra le mani ed a pag. 45 rileggo: 1 settembre 1939 la Germania invade la Polonia. Il mondo sarebbe cambiato per sempre?Un’umanità paralizzata dal terrore assistette attonita all’evento? Tutti furono immediatamente consapevole dei lutti e delle pene che presto sarebbero seguite a quell’atto sciagurato? 20 milioni di russi, 6 milioni di polacchi, 6 milioni di ebrei, 2 milioni di yugoslavi,1,5 milioni di tedeschi, 620.000 francesi, 280.000 britannici, 300.000 italiani. Nessuno me ne voglia per gli arrotondamenti. Ho la sensazione che l’ uomo accanto alle sciagure sia caparbio, opaco, immune dal mondo. Piu che un uomo che occupa uno spazio, sembra  un blocco di spazio impenetrabile in forma di uomo. Il mondo lo colpisce di rimbalzo, gli sbatte contro, a volte aderisce a lui, ma non lo attraversa quasi mai. Forse è solo accidia, un letargo emotivo che gli impedisce di assumere ogni giorno una posizione. Vorrei che anche la mente più stanca o più distratta conservi una zona di reattività animale pura con cui trasmettere al corpo l’ idea di dove si trova  o di che cosa sta succedendo. Bisogna essere quasi incoscienti per non vedere, o almeno sentire, che la cose, le cose non sono più le stesse. “L’ abitudine” dice un personaggio di Beckett “è un potente isolante”. E se la mente non sa reagire all’ evidenza materiale di una guerra, come si comporterà di fronte a un evidenza emotiva? In verità in verità vi dico che ho la sensazione che  il 2 settembre chi aveva da scopare a scopare continuò, fatta eccezione di qualche contadino polacco dei villaggi poco oltre confine. So di non scoprire nulla di nuovo ma mi celebro ugualmente.

 Viva io….Viva me che so anche scoprire orgogliosamente l’ acqua calda. Viva io…Viva me  che sotto questa infinita assemblea di stelle ottengo caparbiamente una grande conquista:  la solitudine è una invenzione. Le destituisco il significato che ho imparato dal tempo e dalla storia degli abitanti di Terra e divento Solitario. Ma non nel senso di stare da solo. Non solitario al modo di Thoreau, esiliatosi per scoprire dove si trovava; e neppure come Giona, che nel ventre della balena prega di riuscire a salvarsi. Solitario nel senso di capace d’ inventare la propria solitudine. Inventare come si fa con l’ età con vanità femminile. Inventare come s’ inventano i manager le panzane sui propri affari. Inventare come fanno gli scrittori quando parlano in terza persona come se si trattasse di conoscenti ( “C’ è un amico che ha questo problema: tu cosa pensi che dovrebbe fare?”). Ci hanno detto che la solitudine si farà troppo pressante  e dolorosa spingendoci sull’ orlo di doverci scoprire. Che non si siano  inventati (o ci siamo inventati) questa storia per garantirsi (ci) protezione? Non è meglio sentirsi sciocco con e delle proprie invenzioni?                                                                                                                                                                                                            

Di “ALONE” di “ALL ONE” mi ha parlato oggi il mio amico Luca. La scoperta di questa meravigliosa etimologia germanica vale un estate.


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