Posted by: tonuzzu | 18/08/2009

SLOW LIFE

di Linda Scardina

Fermati. Chiudi gli occhi. Respira.

Il nostro cervello va troppo veloce. Il nostro corpo e le sue esigenze non hanno più voce in capitolo.
Quando ero bambina ricordo che ad un certo punto cominciai a rendermi conto del fatto che ero distratta, non osservavo. Mia madre mi parlava dei palazzi antichi e neri di Palermo e mentre lei parlava io mi rendevo conto di non sapere di cosa stesse parlando perché non mi ero mai presa il tempo di alzare lo sguardo in alto e vedere cosa c’era, i palazzi, il cielo, gli uccelli. A volte guardavo i muri di casa mia e mi accorgevo del quadro appeso alla parete, e sapevo che se me lo avessero chiesto, io non sapevo neanche dell’esistenza di quel quadro, per quanto passassi di lì ogni mattina.

La vita passa e noi passiamo insieme a lei. Stiamo anni a rincorrere i nostri obiettivi, e quando li raggiungiamo ne abbiamo altri, e ce ne sono altri che perseguiamo e non raggiungiamo mai. Per la vita dei fortunati, prima è il diploma, poi la laurea, poi il lavoro, poi il matrimonio, poi i figli, e poi tutti gli obiettivi dei figli d’accapo, poi la pensione, e poi i nipoti d’accapo e poi gli acciacchi e poi speriamo per gli obiettivi degli altri, che noi stiamo finendo di passare. Dobbiamo essere forti, vincenti, lungimiranti, competitivi, instancabili, efficienti, belli e in forma, dobbiamo avere e possedere, guadagnare e avere successo, dobbiamo diventare, essere accettati e stimati, dobbiamo reprimere e non darlo a vedere, dobbiamo essere ciò che gli altri si aspettano che siamo.

La nostra vita segue le esigenze del Pil, ha i ritmi della borsa di Tokyo, ed è piena come Macy’s a New York. L’uomo si è impegnato, si è dato un tono, ha costruito, si è autocensurato, è cambiato, ha migliorato i suoi standard, si è civilizzato, si è costretto in schemi per scopi più alti. Abbiamo spostato l’attenzione dall’interno all’esterno. Sappiamo tutto su ciò che ci circonda, sappiamo come funzionano i nostri aggeggi elettronici, come muoverci con le linee metropolitane, in quale negozio andare, a chi rivolgersi per esigenze particolari, costruiamo shuttle e conosciamo la struttura del DNA. Insomma ci siamo proprio riusciti, governiamo il mondo, che forse si vendicherà, ma questa è un’altra storia. E noi? Che fine abbiamo fatto? Cosa conosciamo di noi stessi? Cosa sappiamo delle nostre vere esigenze e dei motivi reali che ci spingono a fare ciò che facciamo? Mentre siamo in coda seguendo la strada asfaltata, ci fermiamo a guardare ai lati chiedendoci se magari è il caso di scendere e proseguire verso sentieri non noti? È mai possibile che per quasi tutti le esigenze siano le stesse?

Quello che siamo è frutto di condizionamenti ed è funzionale al mantenimento del sistema, e questo è inevitabile. Ma il punto è che forse noi ci stiamo perdendo di vista. Corriamo, abbiamo tante cose da fare, il tempo non ci basta. Dobbiamo lavorare per tante ore al giorno e il tempo che ci resta basta appena per i pasti, il riposo e qualche distrazione. Oppure abbiamo da pensare alla casa, ai figli, al marito e ai parenti. Oppure dobbiamo fare sacrifici perché dobbiamo ancora realizzarci e facciamo tutto il possibile per farci strada. Oppure siamo stressati perché non riusciamo a trovare il nostro spazio all’interno del sistema.

Qualsiasi sia il nostro stile di vita, siamo sempre stressati, indaffarati, impegnati da cose che non vorremmo fare. Vorremmo sempre essere in qualche altro posto, con qualche altra persona, a fare qualcos’altro. Se stiamo lavorando non vediamo l’ora di finire il nostro turno, se siamo a scuola non vediamo l’ora di prenderci il nostro pezzo di carta e finirla, se siamo piccoli vogliamo crescere, se siamo senza lavoro vogliamo trovarne uno e se ne abbiamo uno non vediamo l’ora di andare in pensione, se siamo single vogliamo un fidanzato, se ne abbiamo uno vogliamo sposarlo, se lo abbiamo sposato vogliamo dei figli e quando abbiamo dei figli vogliamo che crescano, si sposino e abbiano dei figli, se vivo in montagna mi manca il mare, se sto viaggiando “ma quando arriviamo?”, se qualcuno parla “ma quando finisce?”, se stai aspettando “ma quando arriva?”.

E quello che facciamo è sempre un peso. Devo fare i piatti, devo annaffiare le piante, devo cucinare, devo andare a prendere Marco, devo fare un’ora di straordinario, devo ascoltare cosa ha da dirmi il collega, devo stare sotto il sole perché sono una mozzarella, devo cambiare il pannolino a Nadia, devo andare a trovare mia suocera, devo mettere il tacco, devo portare la cravatta, devo bere il tè ma c’è caldo.

La vita ci pesa. Ci hanno insegnato che dobbiamo fare tante cose che non ci piacciono per avere qualcosa in futuro, e quindi ci siamo scordati di come si fa a godere delle cose che stiamo facendo, a godere del momento presente, di quello che ci sta attorno e di quello che siamo. Ci siamo perfino scordati chi e cosa siamo. Dobbiamo negare di noi stessi tutto ciò che cozza con il sistema. Non possiamo essere timidi, stanchi, malinconici, sensibili, sinceri, spensierati, non possiamo neanche prenderci un’influenza. L’influenza va soffocata con farmaci palliativi, così vai lo stesso a lavoro e non nuoci al Pil. Ma se ti sei beccato l’influenza significa che il tuo corpo doveva beccarsela, magari eri stressato, le tue difese immunitarie si sono abbassate e il tuo corpo avrebbe goduto di alcuni giorni di riposo con una tazza di tè caldo appoggiato alla finestra. Invece no, noi non abbiamo tempo per fermarci né per un’influenza, né per osservare un uccello che si posa sul balcone o per ascoltare nostro figlio che ci chiede di guardarlo mentre si tuffa. Camminiamo per la strada e non facciamo caso a quasi tutto quello che ci sta attorno, i nostri sensi sono ovattati, il tempo accelerato. Non ci accorgiamo del gatto che sta lì pronto per farsi accarezzare, ma per stupirci abbiamo bisogno di un film d’azione con effetti speciali di ultima generazione. La vita ci pesa, perché non la vediamo nella sua interezza, abbiamo perso quella sensibilità che ci fa godere delle piccole cose e anche indignare per quelle che vanno nel verso sbagliato. La vita ci stressa e abbiamo bisogno di staccare la spina, come se la nostra vita ci sembrasse così terribile da dover scappare quanto più spesso e lontano possibile. Abbiamo bisogno della vacanza, di scappare, smettere con la routine, vivere l’illusione del paradiso per pochi giorni l’anno e poi rituffarci per un tempo infinito nell’inferno di tutti i giorni.

Ci sfugge il momento presente, non ne sappiamo godere, non osserviamo, guardiamo ma non vediamo, ci sfugge quello che ci sta attorno, non ci interessa, anche se stiamo guardando un tramonto stiamo sempre pensando che tra dieci minuti dobbiamo andare a fare altro, figurarsi quando l’insegnante deve restare cinque minuti in più a sentire i propri alunni mentre il collega ritarda. Siamo impazienti, insofferenti, ma non si capisce da cosa vogliamo scappare, o verso dove. Ci siamo persi di vista, e perdiamo di vista le cose e le persone. Ci mancano dei pezzi. La vita va vista nella sua interezza. E con essa anche l’uomo. Forse dovremmo imparare ad accettare le cose come stanno. L’uomo è infaticabile e ozioso, forte e terribilmente debole e vulnerabile, è capace di grandi imprese ma ha bisogno di fermarsi e respirare. Nel negare la nostra vera natura, forse stiamo negando anche tutto quello che ci circonda. Stiamo perdendo sensibilità. Se andiamo a vedere il Grand Canyon stiamo lì a fotografarlo e controlliamo come sono venute le foto, dimenticandoci di guardarlo realmente con i nostri occhi lì, in quel momento. Se usciamo con gli amici stiamo sempre lì a fare foto e ci passiamo il tempo a controllare come sono venute, mentre noi stiamo ancora lì, veri, il tempo non è mica passato, ma noi lo facciamo passare comunque. Se stiamo a cena con chi non è nostro amico ci annoiamo, e non ci accorgiamo del fatto che anche le persone che non ci piacciono possono insegnarci qualcosa se le accettiamo per quello che sono. Ci stiamo perdendo l’hic et nunc, neghiamo noi stessi e il momento presente. Non prestiamo attenzione a quello che ci circonda. Per cosa? Una vita stressante da cui vogliamo sempre una vacanza?


Responses

  1. Ain’t got no words to thank Lady Linda!!
    I’m in my happy place when I listen to this song!


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