Posted by: tonuzzu | 13/08/2009

Le glorie di famiglia e le stanze di Barbablù

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Nel 1963 Hannah Arendt, dopo aver assistito a Gerusalemme al processo contro il nazista Adolf Eichmann, una delle pedine più solerti ed efficienti della “soluzione finale” responsabile dello sterminio di migliaia di ebrei, pubblicò un libro scomodo: La banalità del male. Analizzando la personalità di Eichmann, la Arendt si era resa conto che questo non era un uomo affetto da aberrazioni patologiche da mettere in mostra dinanzi alla folla dei normali, che potevano così derresponsabilizzarsi proiettando all’ esterno, sul mostrum (colui che viene messo in mostra), la causa e la responsabilità del male del nazismo. Eichmann e altri macellai del secolo erano normali, il che era ancora più inquietante perchè portava a interrogarsi sulle responsabilità collettive che avevano dato vita a tale mostruosa normalità consentendo al nazismo di divenire fenomeno di massa. Allo stesso modo potrebbe dirsi che i Riina, i Provenzano, i Concutelli, i Fioravanti, i Chiesa, i Poggiolini non sono come si vorrebbe far credere dei mostri ma sono espressione di una mostruosa normalità che chiama in causa la nostra identità culturale come italiani.

L’ Italia ha costruito il suo nome sulla violenza, ha protetto nel tempo gli specialisti della violenza. Flaiano e Sciascia parlano del eterno fascismo degli italiani, un connotato del genoma culturale, un genoma prepolitico. Non ci siamo mai misurati con la storia. Ultimamente si dice che la seconda repubblica fonda le sue radici nel sangue delle stragi, io sostengo invece che dal XVII secolo viviamo dentro una specie di tragedia inceppata, di una storia circolare destinata a ripetersi nelle sue segrete dinamiche, pur nel mutare delle maschere dei tempi. La psicoanalisi ci ha insegnato che il paziente nevrotico, non avendo la forza di confrontarsi con le parti segrete e rimosse della propria personalità nega la loro esistenza o attribuisce paranoicamente a terzi la causa del male che lo attanaglia. In questi casi si vuol dire che il paziente é agito dall’ esperienza nevrotica, in quanto non é in grado di comprenderla e di governarla. Il risultato é che la violenza, rimossa o proiettata all’ esterno si cronicizza ed é destinata a riesplodere ciclicamente, travolgendo lo stesso nevrotico e le vite degli altri.

 L’ Italia non si misura con la parte oscura della sua storia. Dunque é costretta a ristagnare nel 1) nel negazionismo: le tangenti servivano solo a finanziare i costi della politica, la mafia é solo una storia di bassa macelleria criminale, lo stragismo della destra eversiva è stato opera di alcuni isolati fuori di testa; 2) nella rimozione: i vari armadi della vergogna che costellano la storia nazionale, da quello delle stragi nazifasciste del dopoguerra a quello delle stragi neofasciste degli anni settanta; 3) nella proiezione paranoica: Tangentopoli é una invenzione dei giudici di sinistra… Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi non si corre il rischio di una lettura forzata della società italiana, una società violenta? Io capisco l’ obiezione. Rispondo dicendo é che non si tratta di una mera sommatoria aritmetica di migliaia di condotte criminali di singoli potenti: un archivio di cadute individuali. Troppo semplice. Il reale modo di essere dello stato, della democrazia e del potere che ascende dal popolo verso la classe politica non é diverso dal potere che discende da dio verso il sovrano. La segreta essenza continua ad essere sempre e comunque la violenza. Questo é il primo filmato messo in giro da una tv generalista sugli sui crimini di guerra italici in africa. Si tratta di cento anni di silenzio mantenuto non da un regime fascita ma dalla repubblica. Dietro il salotto buono dove vengono messi in bella mostra il decoro e le glorie di famiglia, la casa comune nasconde anche le stanze di Barbablù, pieni di scheletri ed imbrattata di sangue.

In verità in verità vi dico che la banalità del male italiano viene da lontano e che il rapporto tra classi dirigenti e violenza è ancora irrisolto.

 


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