Posted by: tonuzzu | 26/07/2009

La calce e lo struzzo

Crotone: tempio ellenistico occultato tra le ville di un villaggio turistico

Crotone: tempio ellenistico occultato tra le ville di un villaggio turistico

Il viaggio è quello che comincia quando si parte. E’ una parola nobile il viaggio. E’ quello dei migranti che attraversano i continenti ma è anche quello dell’ alpinista. Adesso mi tocca a me lasciare la Francia. Ho preso il treno. Avrei potuto prendere la nave dal porto di Genova ma le navi hanno svuotato le nazioni, lo fanno ancora oggi. La nave è un addio. Il treno no. Il treno è allegro anche senza supporre necessariamente un ritorno. Il treno unisce ancora il Nord con il Sud, mi riporta a casa a poco prezzo, non rilascia in atmosfera quei nove quintali di CO2 che mi inquietano. E’ bello raccontare e farsi raccontare, tasti il polso del paese e chi legge in treno è proprio un gran traditore del viaggio. Non prendo mai nota di niente durante i viaggi, cerco di ricordare poi e quello che riferisco sono le due tre immagini impresse nelle memoria. Penso cosi di renderne la quintessenza, la sintesi, le impressioni di un certo fenomeno e le riflessioni nate in quel frangente. Tendo alla asciuttezza, alla condensazione. Non riesco a fare dramma, a dividere il mondo in personaggi e soprattutto non so scrivere dialoghi. Non possiedo sufficiente immaginazione. Se la possedessi me ne starei chiuso nel mio studio a scrivere cose partorite esclusivamente dalla mia fantasia.

Passo la frontiera da Modane a Bardonecchia, gli agenti della dogana fanno scendere i diversamenti pigmentati giu dal treno, io ho tagliato la barba lunga, nera e folta ,espongo il passaporto, ricevo un fastidioso “molte grazie signore” e non ho problemi. Vorrei dire al gendarme che il suo italiano non mi conforta, non sospiro nulla di patrio né nel suo accento, nè nel colore della sua divisa. Passa il cane lupo antidroga tra i passeggeri, alza la gamba posteriore e piscia sullo snow-bord di un turista inglese. Qualcuno ride. Ma perché esigere deontologia professionale al cane quando il suo padrone porta grandi occhialoni D&G, una abronzatura artificiale sconvolgentemente omogenea e sopracciglia sagomate? Si passa un tunnel, uno dei tanti che bucano le alpi, un sms mi avvisa: è cambiata la copertura telefonica, lascio l’ Alta Savoia francese entro in alto Piemonte. Inizia un cantiere, un unico lungo ed interminabile cantiere che mi accompagnerà giù fino in Sicilia.

Il titolare delle Sacre Scritture dice “ mia è la terra” ma i proprietari di questi luoghi sono gli uomini che sembrano aver perso il sentimento di provvisorietà e l’ idea di doverne rendere conto ad un proprietario non umano. La terra è dell’ azienda, cosi come le ruspe, i terrapieni, i piloni e le scavatrici. Le valli alpine, la pianura padana, l’ Appennino Tosco-emiliano, l’ agro pontino, le pianure vulcaniche vesuviane e la costa calabra sono sminuzzate, decimate, piene di contraddizioni urbane, di movimenti umani ed io stesso mi domando come posso descrivere tutto questo. Non riesco ad utilizzare un tono epico quando le cose sono cosi ingarbugliate, intrecciate, confuse, e per giunta in continua evoluzione. Posso procedere solo per frammenti. Il frammento adesso è la mia poetica. Il sud è un luogo di cui parlano tanto gli scrittori a cui questa terra a dato i natali. L’ ultimo è forse Saviano. Ma quello è un sud molto diverso. Il mio sud non c’ è piu’. Le città del sud, e non solo d’ Italia, ma del mondo non ci sono più.           Ci siamo trasformati in una delle tante città del Nord, una sfumatura del Nord. Non ci riusciamo a levarci gli schiaffi dalla faccia e le nostre insurrezioni non sventano più le catastrofi. Dov’ è la seconda volta della vita?

In 15 anni sono scomparsi sotto le ruspe 3 milioni di ettari di terreno soprattutto arabile, una superfice pari ad emilia romagna ed umbria. Ogni giorno vengono riempiti di cemento 250 campi di calcio. Negli ultimi 7 anni, mentre la popolazione italiana restava sempre la stessa, le costruzioni sono raddoppiate e per tenere insieme questo sistema si sono cavate intere montagne. Siamo tornati indietro di 40 anni ai tempi del grande sacco edilizio e alla triste epoca della frana di Agrigento del 1966. Passo il tempo delle volte con gli orribili abitanti dei mondi futuri, per godere la massimo della mia immaginazione . Per me è piu’ bello del nostro presente provinciale, di questa società collocata in una parte del mondo, L’ europa e l’ Italia, ormai storicamente insignificanti. Siamo dunque in una provincia del mondo in un tempo di provincia. Non scrivo questo con grande trasporto. Ma allora cos’ è la felicità tonino? Dove la vedi? E’ un colpo improvviso quando va bene, sennò è quello che prendiamo per buono alla memoria. Mi ricordo sempre che io non sono il proprietario della mia memoria, non posso consultarla come quando consulto un archivio, quando questa mi lascia qualche frammento scrivo, ma solo dopo. La felicità vive nelle campagne vicino Palermo. Ho piantato io tutti questi alberi . Questi alberi sono la mia seconda volta nella vita. Non cambiano le carte in tavola pero restituiscono agli scambi che si hanno, gli alberi ti aiutano a mettere l’ accento su cose di cui nella vita spesso neanche ci si accorge. L’ albero mi permette di andare all’ osso dello scambio e della reciprocità.

 


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