Posted by: tonuzzu | 01/07/2009

Passus

smallstepIo non so perche’ siamo diventati bipedi. Le teorie sono tante quante sono le vanita’ dei paleoantropologi. Per spostarsi nelle pianure a seguito della diminuzione della foresta? Per trasportare utensili, armi, acqua e cuccioli d’ uomo? Per raccogliere i frutti dagli alberi? Per scrutare l’ orizzonte oltre quei 60-70 cm di erba della savana africana e scappare in caso di attacco leonino? Per termoregolare il corpo, dato che camminare con il culo a ponte sicuramente comporta una maggiore quantita’ di calore che viene dalla terra equatoriale?Non lo so. Piuttosto che pensare a causa ed effetto penso alla sincronia ma soprattutto penso al fatto che il bipedismo lo condividiamo con quel simpaticone dello struzzo  e con il robot ASIMO (guarda il video). Siamo i trampolieri del regno animale e la nostra posizione ci apre da milioni di anni ad un grande numero di esperienze.
Il passo dovrebbe essere la distanza che separa i due piedi quando si cammina, si trova nella miglia o “mille passi”, si trova nelle opere letterarie, si trova in toponomastica quando si parla di montagne e di vallate, si trova nel nostro gergo quando mettiamo i piedi dove non dovremmo  compiendo un “passo falso”…insomma di passi in passato ne abbiamo visti e fatti tanti.
Ma cosa succede quando il passo non e’ piu’ la distanza che separa i due piedi quando si cammina? Cosa succede quando il passo si trasforma nella distanza fra l’asse delle ruote anteriori e quello delle posteriori di un automobile?
Ebbene succede un gran casotto: per esempio la battitura logica e naturale della citta’ preindustriale, una battitura profondamente determinata dal passo umano si espande e il gigante urbano si sdraia su un letto di territorio sempre piu’ grande. La citta’ compatta, quella citta’ che noi chiamiamo a misura d’ uomo, si dilata come un palloncino e gli spostamenti assumono il sapore della pianificazione premeditata.

Questo post lo voglio dedicare a due esempi di riappropriazione del Passus.

Pedibus Project: Andare a scuola a piedi fa bene alla salute e potrebbe fare bene anche alla città, ne sono convinti alcuni  bambini che da qualche mese per andare a scuola prendono il “Pedibus”, una sorta di un autobus umano, che non viaggia su ruote ma con i loro piedi e con quelli dei genitori che li accompagnano, lungo percorsi prestabiliti e messi in sicurezza in ogni dettaglio. Come nei bus veri, ci sono un genitore-autista che apre la fila e un genitore-controllore che la chiude, ci sono gli orari da rispettare, i capolinea e le fermate intermedie.

The High Line:Un parco si costruisce sopra le rovine industriali lunghe e strette della High Line di New York; si era smessa di utilizzarla nel 1980 e la si voleva distruggere.
Le piante, tutte autoctone sono disposte secondo un disegno naturale gia presente, cioe’ seguendo quelle che erano nate spontaneamente dopo la chiusura.
La High Line e’ diventata una specie di immenso tetto verde, un corridoio alternativo per il transito di New York.


Responses

  1. l’immagine di bambini ke vanno a scuola in fila indiana rievoca atmosfere smog-free di un’antica italia in cui la sana puzza di sterco degli animali domestici per le strade ne testimoniava l’alleanza con uomini dalle esistenze a minimo impatto ambientale. ma questo era il passato ke nn è più. ho provato a immaginarmi mentre suggerisco alle mamme degli alunni di cominciare un’esperienza del genere… ma hai visto? il percorso ke fanno a breuillet i bambini nel video è immerso nel verde; a bagheria solo cemento, monnezza e smog… le nostre città nuociono gravemente alla salute e poi, diciamolo, la pigrizia di adulti e bambini è ormai un tratto psike-soma, qui ci vuole qualcosa di + forte, di più centrale. Invece lo highline recuperato di new york è la realizzazione di un sogno di oggi: la creatività di vedere oltre, gruppo di gente ke crede nella visione, un buon progetto, finanziamenti, creazione di posti-lavoro… A noi italiani nn ci farebbe male un+ sviluppato senso di appartenenza alla comunità. la + grande idea di comunità di appartenenza vera ke riescono a concepire le persone che mi circondano ed io stessa è la famiglia. purtroppo mancano le fasi attraverso cui si potrebbe raggiungere una reale appartenenza a gruppi sociali + vasti, capaci di programmare semplici azioni quotidiane individuali che, cumulando, realizzino complessi progetti per rendere le nostre città + vivibili e le nostre stesse vite + “umane”. Manca proprio la coesione, diventa molto + semplice realizzare progetti con la finalità di guadagnare denaro, allora i candidati sì ke sgomitano…


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