Posted by: tonuzzu | 02/12/2008

Il genocidio rimosso

Com’è noto, lo steriotipo dell’ italiano non razzista ma bonario, accomodante e pacioso nei suoi rapporti con l’ altro è una delle componenti basilari dell’ autorappresentazione del carattere nazionale. Esso ha una lunga storia la quale ha incontrato autorevoli patrocinatori. Nella sua Storia d’ Italia pubblicata nel 1928 lo stesso Benedetto Croce (1866-1952) aveva attribuito le incertezze del nostro colonialismo al sentimento di mitezza e umanità che l’ Italia aveva. Questa immagine non regge, o meglio svela subito il suo carattere di costruzione ideologica e di “invenzione della tradizione”.

Non staremo qui a dettagliare minuziosamente le serie di veri e propri crimini, ci penserà il documentario. Nel periodo dell’ Italia liberale possono essere ricordati: il ricorso a fucilazioni sommarie nel mantenimento dell’ ordine coloniale nei primi anni di presenza in Eritrea; la reazione organizzata alla disfatta di Sciara Sciat, quando Tripoli fu nell’ ottobre 1911 messa a fuoco; e l’ insieme di atti e comportamenti definiti “eccessi delle truppe” fra 1911 e 1915, di nuovo in Libia, in particolare al tempo dell’ insurrezione che avrebbe poi rigettato gli italiani dall’ interno alla costa.

Nel periodo fascista devono essere menzionati almeno: il ricorso ad aggressivi chimici nella riconquista libica; la costruzione e il mantenimento di popolazione civile all’ interno di campi di concentramento, particolarmente in Cirenaica; il ricorso ad aggressivi chimici nel corso dell’ aggressione all’ Etiopia del 1935-1936. In presenza di tali atti, o crimini, diventa piuttosto difficile parlare di “italiani brava gente”.

Voglio infine aggiungere un aspetto, forse sottovalutato. Si tratta dell’ istituzionalizzazione del razzismo, una vera separazione razziale. Nel 1937 nell’ Etiopia occupata, il regime attuò una vera e propria apartheid, una separazione netta e assoluta tra bianchi e negri. In Etiopia i rapporti tra le due razze erano ridotti. Niente rapporti sessuali, aree lavorative e abitative differenziate, linee verdi che separavano spazi. La paura del meticciato era incredibile, Mussolini parlava di anormalità dal punto di vista fisiologico nel caso di incrocio della razza italica con gli autoctoni.

Il documentario che segue Fascist Legacy (“L’eredità del fascismo”) è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi – e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

da Micromega

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Parte 5


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