Posted by: tonuzzu | 09/08/2008

Mapuche vs Benetton. Davide vs Golia.



Foto: Luciano Benetton.

Patagonia: i rappresentanti del popolo Mapuche rivendicano la restituzione delle terre che ora sono dei Benetton. La famiglia trevigiana possiede immensi latifondi in Argentina, quasi un milione di ettari. Uno scontro giudiziario stile Davide e Golia a cui si è appassionato l’intero Paese.

Da una parte la famiglia Benetton, titolare della Edizione Holding spa (capofila di società come Autogrill,Autostrade, Grandi Stazioni e lo stesso Benetton Group), dall’altra due rappresentanti del popolo Mapuche, antica comunità della Patagonia. La storia inizia nel 1991, quando i fratelli Benetton si affacciano in Argentina con una mossa eclatante: l’acquisto di tutte le proprietà della Compañía de Tierras del Sud Argentino. Il costo dell’operazione è considerevole: 50 milioni di dollari.

Oggi la Compañía è proprietaria di quasi un milione di ettari e i Benetton sono i primi possidenti terrieri dello Stato. Un potere che si esprime in numeri: 16 mila bovini da macellazione, 260 mila pecore e montoni allevati, 1 milione 300 mila chili di lana esportati ogni anno in Europa, 80 milioni di dollari investiti in attività varie. Per questo l’edizione domenicale del quotidiano ‘La Nacion’ ha dedicato a Luciano Benetton una copertina col titolo: ‘L’uomo che ha comprato la Patagonia’.

La storia ha per protagonisti Atilio Curiñanco e Rosa Nahuelquir, mapuche con alle spalle vite faticose. Atilio per 15 anni ha lavorato in una fabbrica di congelamento carni, mentre Rosa ha sbarcato il lunario, sino alla chiusura della fabbrica in cui lavorava, come operaia tessile. Fino a quando, il 2 ottobre 2003, alla porta dei Curiñanco si sono presentati 15 agenti di polizia che li hanno sgomberati, sequestrando tutti gli attrezzi e prendendosi pure una coppia di buoi. Il perché è presto detto.

Il 30 agosto la Compañía de Tierras aveva denunciato i coniugi indigeni. Le accuse: avere occupato un terreno che in realtà apparteneva alla Compañía, e averlo fatto in modo violento e occulto, abbattendo il recinto e approfittando dell’oscurità. Ipotesi che i coniugi Curiñanco hanno sempre rigettato, ma che sono parse convincenti al giudice delle indagini preliminari José Oscar Colabelli. Lo stesso giudice è stato in seguito sospeso dall’incarico per avere ordinato lo sgombero di un’altra famiglia, rivelatosi ingiustificato. Ma intanto la causa ha fatto la sua strada, lasciando i Curiñanco disoccupati, senza terra e alla sbarra, con una causa penale e una civile intentate dai Benetton.

Le due sentenze di primo grado sono giunte alla fine di maggio, ma non hanno portato pace. I Curiñanco sono stati assolti dall’accusa di usurpazione di territorio, dal momento che non sono risultati atti violenti o occulti. Ma il problema non gli è stato ancora risolto. I Mapuche considerano la Patagonia un territorio che è stato sottratto ingiustamente nell’Ottocento e che gli spetta di diritto. Dalla controparte il messaggio è chiaro:” Se ci attaccano, è solo per attirare l’attenzione sulle loro questioni”. Sarà pur vero, ma la famiglia trevigiana in Patagonia ha altre cause in sospeso.

Un episodio che sta avendo notevoli conseguenze politiche, sociali ed economiche e che ha creato un movimento di solidarietà dell’opinione pubblica nei confronti delle comunità indigene locali.

The Colours at the end of the World<a href=”“>


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