Posted by: tonuzzu | 25/09/2007

Storia di una civiltà vanitosa


Perché tanti fuochi accesi, tanti morti abbandonati, tante preghiere recitate, me lo chiedo. Che cosa abbiamo fatto e facciamo per non meritare più benedizioni? E se l’ infinito che è in cielo ha cambiato linguaggio? Le parole possono cambiare senso e le cose simbolo? Devo tornare ad imparare la storia e i nuovi nomi di uomini, animali e cose. Devo osservare attentamente come riconoscere i nuovi simboli e ricominciare l’esistenza per imparare i nuovi nomi del sole, della luna, del coraggio, della passione, della vigliaccheria, dei giorni che albeggiano e tramontano, delle erbe che aspettano la stagione delle piogge per crescere, dell’ uomo che deve possedere la vergine e ingravidarla, del ribelle che rifiuta, dell’ onta che uccide. Riconoscere il nuovo senso dei canti degli uccelli nella notte e il gesto dei passeri che vengono a morire ai nostri piedi nel mezzo della strada che stiamo percorrendo. Sapere con quali suppliche evocare gli avi, con quali attributi evocare Dio contro la sofferenza, la miseria e l’ ingiustizia.

Oggi voglio scrivere del “grande disegno” della nostra civiltà, voglio scrivere della nostra goffa vanità.
Il grande disegno della civilizzazione consiste nel far guadagnare il denaro dei bianchi a tutti gli indigeni del mondo. Quando ti scapperà un peto con il denaro, tutti applaudiranno; senza denaro, te le suoneranno. Quando ti coricherai o ti siederai senza denaro, non sarai né coricato né seduto. C’è dell’altro quando pregherai l’Onnipotente le tue preghiere non avranno più valore delle parole vuote e menzognere di un mangiatore di fagioli abituato a parlare da un altro orifizio. Niente è buono, bello o vero senza il denaro. Quindi vai al mercato, un Bianco allestirà sempre un banco di vendita. Ognuno potrà scambiare il suo oro ed il suo avorio con biglietti di banca e monete di rame. Questo è il denaro del Bianco, che avrà corso in tutta la Terra Negra
Il grande disegno della civilizzazione consiste nella necessità di progredire e siccome questa necessità non si è fatta mai un granché largo nella testa di un negro, bisogna guidarlo ad inseguire il denaro più della selvaggina, il denaro più dell’ amicizia e della fratellanza, delle donne, dei bambini e del perdono di Allah. E a questo scopo il bianco ha due leggi, due come le labbra della femminilità. La prima si chiama imposta di capitazione. Sarà richiesto a ciascun capoclan di pagare un’ imposta per ogni membro del clan in grado di respirare. Questa imposta è l’ imposta del prezzo della vita. Chi non ha il denaro per pagare l’ imposta del prezzo della vita, la pagherà comunque.
La seconda legge del Bianco è la ricerca del lusso. Il Bianco nazareno non esita a fare la felicità dell’altro anche se costui non la desidera. Beati i negri che dopo aver pagato l’ imposta di capitazione avranno ancora denaro per procurarsi lussi. Potranno civilizzarsi comprando al banco di vendita: ombrelli, aghi, fazzoletti da testa, piatti smaltati, fez rossi con il pompon. Per gli eletti, il Paradiso sta in cielo. Quaggiù sulla terra, ciò che più gli si avvicina è il denaro.
Per guadagnare denaro ai negri sono offerte tre possibilità. Tre come i tre della mascolinità; i due testicoli più il sontuoso che viene circonciso. La prima possibilità è il lavoro nei campi e la raccolta dei prodotti di rendita. Il negro dovrà vendere al bancone del bianco una certa quantità di cotone, di arachidi, di karitè, mais, cafè, cacao, legno e di gomma. Chi non volesse produrre queste quantità di prodotti di rendita, ne produrrà comunque. I contadini che dedicheranno molte giornate a piantare il miglio e la manioca per alimentare le loro famiglie e per paura alla carestia mancheranno alla raccolta dei prodotti di rendita e si mangeranno le mani.
I lavori nelle aziende agricole e forestali dei bianchi sono la seconda possibilità che permette ai negri di entrare nella civiltà. I selezionati andranno a lavorare per mesi presso i bianchi. Questi lavori non sono la schiavitù. I lavoratori saranno nutriti, alloggiati, vestiti e remunerati. Partiranno con una coperta e al ritorno avranno del denaro per pagare l’ imposta di capitazione e per comperare specchi ed aghi; tutte cose che civilizzano.
La terza possibilità, la più virile, la migliore è quella di far parte dei fucilieri, far parte dell’ esercito dei bianchi. Costoro saranno i meglio nutriti, alloggiati meglio, pagati meglio. Potranno strappare agli altri negri cibo, bestie e donne. Non sarà peccato. Attenzione! La statura, il torace e la salute non bastano a fare un buon fuciliere. Si deve entrare nell’ esercito come in un bosco sacro; si rompe con il proprio clan, con la propria famiglia, con la propria classe d’ età, si vende l’ anima ai bianchi e si cessa di avere compassione per il negro.

Detto ciò bisogna istruire, l’opera di civilizzazione passa sempre per l’istruzione. Noi bianchi sappiamo che alcuni scolari marineranno le lezioni e si ritireranno per proteggere le coltivazioni e i raccolti che senza di loro andranno irrimediabilmente perduti ma noi siamo inflessibili. I nonni degli insubordinati saranno frustati e spogliati in pubblico e saranno condannati a frequentare i corsi di alfabetizzazione per un mese insieme ai bambini. Non ci importa se per questi venerabili vecchietti sarà una umiliazione, così sarà.
Detto ciò bisogna guarire e sanare, l’ opera di civilizzazione passa per la sanità. Cureremo malati e moribondi anche se le loro religioni vietano di far morire dei correligionari nelle mani dei nazareni bianchi ed infedeli. Noi siamo laici benefattori cureremo anche chi non vorrà farsi curare. Frusteremo, tortureremo e manderemo nei cantieri del sud gli stregoni temerari e selvaggi che s’ intrufoleranno tra le capanne del dispensario per recuperare i loro agonizzanti. Successivamente gli stregoni rapitori di malati saranno condannati a vivere nei nostri dispensari, dove vedranno che il Bianco guarisce tutto senza cibarsi dei morti, e li impareranno la nostra scienza. La civilizzazione sarà fonte di guarigione.
Osservate bene questa bandiera, amatela, ricordatene i colori, non vi sarà più concesso di ignorarla. Sulle terre e sui mari dove sventolano, non c è schiavitù, nei paesi da noi conquistati non c’ è schiavitù.


Responses

  1. …denunci e lo fai bene, c’è pathos e sinceritá…ma non proponi…come vorresti tu che fossero le cose?…mi aiuterebbe a capire…


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