Posted by: tonuzzu | 17/07/2007

Agricoltura e paradigma post-petrolifero

Nessun’altra sostanza ha cambiato il mondo e influito su così tanta gente in così poco tempo come il petrolio. Il petrolio è diventato una parte vitale dell’industria, dell’agricoltura e del tessuto sociale in genere. Il petrolio, tramite i suoi derivati benzina, kerosene e gasolio, alimenta globalmente oltre 600 milioni di veicoli. Ma il petrolio è una risorsa limitata, e noi la stiamo usando con velocità esponenziale. Ci sarà presto un paradigma post-petrolifero. Quali problemi ci si parano innanzi per adeguarci ad esso e quali saranno i più importanti aspetti della vita in quel tempo?
Poco è stato scritto in modo dettagliato circa il mondo dopo il petrolio. Alcuni sembrano pensare che l’esaurimento del petrolio non avverrà, almeno fintanto che vivranno. I governi e le socieà nel loro complesso fronteggiano le crisi quando si presentano, più che anticiparle e mettere in atto azioni preventive e migliorative. Nella discussione relativa al petrolio, quando questa avviene, l’attenzione è stata generalmente rivolta alla data del picco massimo nella produzione petrolifera, con i geologi che indicavano una data più vicina e i sociologi e gli economisti che suggerivano una data più remota
Prevedere la data in cui la produzione petrolifera raggiungerà il suo picco è utile e importante ma, in qualsiasi momento essa avvenga, la cosa più importante è cosa comincerà ad accadere dopo di essa. Più che spendere energie nel discutere la data del picco, il problema sul quale ci si dovrebbe concentrare è che è in vista l’inizio di un’epoca irreversibile e permanente oltre il petrolio. Un fatto lo rende cristallino. Il mondo sta impiegando circa 26 miliardi di barili di petrolio all’anno ma, con la scoperta di nuovi campi petroliferi, ne stiamo scoprendo meno di 6 miliardi. Il mondo sta per uscire dall’affare petrolifero. Che accadrà dopo?
Che la produzione petrolifera raggiungerà il massimo per poi declinare è indiscutibile. Se i più ottimisti hanno ragione e la data del picco è un po’ più lontana innanzi a noi di quanto predicano i geologi, ciò non farà che esacerbare i problemi, poiché significa che la popolazione nel momento della svolta nella produzione petrolifera sarà ancora maggiore di quanto sarebbe in un momento più prossimo e sarà quindi ancora più difficile mettere in atto l’adattamento ad una vita senza petrolio.
Immaginare come sarà il paradigma post-petrolifero implica considerazioni circa una miriade di aspetti della scena mondiale. Il declino globale della produzione petrolifera, fino al punto in cui sarà insignificante in relazione alla domanda, avrà molte ramificazioni, cambiando le economie, le strutture sociali e gli stili di vita individuali nel mondo.
Il modo in cui il declino e l’eventuale esaurimento del petrolio e del suo stretto associato, il gas naturale, interesseranno la produzione alimentare mondiale è di fondamentale importanza. Bartlett (1978) coglie il punto molto sinteticamente: “L’agricoltura moderna consiste nell’uso del terreno per convertire il petrolio in cibo”(p. 880)
Per la maggior parte della gente, le principali relazioni col petrolio e col gas naturale avvengono nella forma di fonti di energia per il riscaldamento domestico, per la cottura dei cibi e per l’alimentazione dei propri veicoli personali. L’importantissimo ruolo del petrolio e del gas naturale in agricoltura, oltre all’ovvio impiego come combustibile nei macchinari agricoli, è spesso sconosciuto. Ma questi materiali grezzi costituiscono la base per i fertilizzanti per mezzo dei quali i raccolti vengono incrementati, nonché per i pesticidi usati per proteggere i raccolti dagli insetti e dalle malattie e per controllare le erbe infestanti che competono con le coltivazioni. I fertilizzanti più usati sono composti di ammoniaca ricavati dal gas naturale.
1. Meccanizzazione
La meccanizzazione dell’agricoltura ha consentito di mettere economicamente in produzione enormi estensioni di terreni che non sarebbero stati utilizzabili con il solo lavoro umano ed animale. Negli Stati Uniti, all’inizio del XIX secolo, squadre di venti o più cavalli trascinavano lentamente enormi mietitrebbie ed aratri attraverso i campi. E per tutto l’inverno questi cavalli andavano nutriti, ricavandone gli alimenti dalla produzione che, diversamente ed almeno in parte, si sarebbe potuta usare per l’alimentazione umana. Ora, si può arare, seminare e raccogliere su grandi estensioni per mezzo di enormi macchine mosse dai derivati del petrolio (gasolio o benzina). Le macchine non devono essere “nutrite” (alimentate) quando non sono in funzione.
I raccolti vengono convogliati a punti di raccolta e lavorazione centralizzati da zone sparpagliate e spesso relativamente lontane per mezzo di enormi autocarri per i quali l’unico carburante che al presente possa essere utilizzato è il petrolio. Il cibo viene distribuito alle città e alle zone remote per mezzo di veicoli in gran parte mossi dal petrolio. Circa il 2% della popolazione degli Stati Uniti fornisce oggigiorno il cibo per l’intera nazione, che è il più grande esportatore mondiale di granaglie Il petrolio ed il gas naturale rendono possibile tutto ciò
2.Petrolchimica
La “rivoluzione verde”, che ha consentito alla Terra di sostenere così tanta gente in più rispetto al passato, è una combinazione di ingegneria genetica sulle piante, meccanizzazione e prodotti petrolchimici forniti dal petrolio e dal gas naturale. Se si dovesse fare a meno dei fertilizzanti, di parte dell’irrigazione (per la parte resa possibile dall’energia ricavata dal petrolio) e dei pesticidi, i raccolti di mais, per esempio, crollerebbero da 130 a circa 30 staia per acro” (da 11.814 a 2.726 litri per ettaro; 1 staio = 36,35 litri; 1 acro = 0,40 ettari)
Ad ogni modo, questo è vero presupponendo che possano essere usate le leguminose per fornire un po’ di azoto. Senza il ricorso alle leguminose, i raccolti scenderebbero a circa 16 staia per acro [1.454 litri per ettaro – N.d.T.]. Questa quantità corrisponde all’incirca al raccolto di mais ottenuto nei paesi in via di sviluppo.
Il centinaio di staia addizionali è stato prodotto da “ettari fantasma” che non esistono se non sotto forma di fertilizzanti, in gran parte ricavati da gas naturale, e di petrolio per i pesticidi. Quando gli “ettari fantasma” forniti dal petrolio e dal gas naturale non esisteranno più, la produttività agricola si ridurrà drasticamente.Gli incrementi che l’ingegneria genetica ha fornito all’agricoltura rimarranno, ma probabilmente ad un grado minore di quello attuale. Brown e Kane (1994) riportano che “…i fertilizzanti sono stati l’elemento centrale dell’incremento della produzione alimentare mondiale negli ultimi quattro decenni” (p. 122). Ma poco oltre essi osservano che “…le nuove varietà [derivanti dall’ingegneria genetica] danno elevati raccolti precisamente a causa della propria maggiore risposta ai fertilizzanti rispetto alle varietà tradizionali”. Quindi, è dubbio se un altro grande balzo in avanti della produzione per una ulterior“rivoluzione verde” possa avvenire in futuro. Sembra che, quando saranno disponibili sempre meno fertilizzanti e prodotti petrolchimici, la produttività agricola totale mondiale sia destinata a crollare. Gran parte della popolazione del mondo dipende per il cibo dagli elevati raccolti ottenuti impiegando i combustibili fossili. Il mondo potrebbe sostenere solo una popolazione di 3 miliardi di abitanti senza questo contributo. La civilizzazione esiste grazie a raccolti coltivati nel suolo superficiale che, nel mondo, non è mediamente più profondo di trenta centimetri. Questi trenta centimetri rappresentano la differenza tra la disponibilità di cibo o l’imperversare delle carestie per la specie umana, e l’umanità ha conosciuto la fame nel passato e tutt’ora la conosce in alcuni luoghi. Sono chiaramente in fase di collisione due tendenze: primo, la popolazione sta crescendo allo strabiliante ritmo di quasi un quarto di milione al giorno, ed è fortemente e sempre più dipendente dal petrolio e dal gas naturale per la produzione alimentare; secondo, la fine delle disponibilità di petrolio è chiaramente in vista.Stiamo vivendo su “ettari fantasma”, ma anche su “secoli fantasma” — quelli del passato, fino ad oltre mezzo miliardo di anni fa, quando il petrolio e il gas naturale si formarono in varie epoche nella crosta terrestre. Stiamo rapidamente consumando queste risorse ereditate da eoni passati, e quei secoli, ora spettri del passato, vedranno presto esaurite le proprie risorse petrolifere.
3. Quadro conclusivo
Siamo fortunati a vivere in quella che è stata chiamata l’Età dell’Uomo degli Idrocarburi. Quest’epoca comprende il carbone, il petrolio e il gas naturale, tra i quali il petrolio è il più importante. Ma si tratterà di un breve lampo nella storia umana — al massimo un paio di secoli. Siamo già oltre la metà dell’epoca del petrolio. Le scorte di gas naturale dureranno solo poco più a lungo.
Con l’imminente declino del petrolio (incluso il gas naturale), la domanda più importante diviene: “Quali sono le alternative?”.
Lo stile di vita delle nazioni ad alto consumo energetico dovrà essere reso più semplice. Le nazioni che non godono della possibilità di un tale impiego di energia hanno meno da perdere e potrebbero non essere costrette a vivere così grandi cambiamenti.Tutto succederà nell’arco dell’esistenza della maggior parte della gente oggi in vita. Picco in rapido avvicinamento e quindi il declino irreversibile della produzione petrolifera non è un mito. Fino al 1998, l’Agenzia Internazionale dell’Energia non ha mai previsto un picco nella produzione petrolifera mondiale. Ma in marzo, nel corso del convegno dei ministri dell’energia del G8, L’IEA affermò che è probabile che un picco nella produzione petrolifera mondiale si verifichi tra il 2010 e il 2020. Questo fatto è coerente con altre recenti stime già citate. Forse questo preannuncio riceverà ora la seria attenzione che merita pienamente. Fino ad ora i circoli politici hanno generalmente ignorato questo argomento. I governi hanno una vista molto corta anzi cortissima.
La società attuale sembra essere giunta alla comoda conclusione che nessun grave problema potrà mai toccarci. L’idea che “gli scienziati penseranno a qualcosa” è un comune placebo popolare a causa del quale i fatti vengono ignorati. Qualcosa interverrà a porre rimedio? La tecnologia non può sostituire risorse naturali essenziali quali il cibo, le foreste, il terreno, l’acqua, l’energia e la biodiversità… dobbiamo essere realisti per quanto riguarda ciò che la tecnologia può o non può fare per aiutare gli uomini a nutrirsi e a procurarsi altre risorse essenziali.Ci saranno sempre ottimisti tecnologici popolari e persuasivi che credono che la crescita della popolazione sia un bene e che la mente umana abbia possibilità illimitate nel trovare soluzioni tecnologiche a tutti i problemi di sovraffollamento, distruzione ambientale e carenza di risorse. Questi ottimisti tecnologici non sono solitamente né biologi né fisici. I politici e gli affaristi tendono ad essere ferventi discepoli degli ottimisti tecnologici. Gli scienziati potrebbere non essere in grado di escogitare qualcosa di risolutivo.
Miei cari e valorosi amici i fatti non cessano di esistere perchè vengono ignorati.


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