Posted by: tonuzzu | 10/07/2007

Teoria de Olduvai


La Teoria di Olduvai non riguarda né la geologia né la paleontologia della Gola di Olduvai in Tanzania. Non è neppure una teoria prescrittiva. Piuttosto, tenta semplicemente di spiegare i dati storici mondiali riferiti alla produzione (e all’uso) di energia e alla popolazione in termini di eccesso e collasso. Si è scelto il nome “Olduvai” poiché è un nome noto, ci sono stato, la sua sonorità è lugubre e inquietante, e è una buona metafora per lo “stile di vita dell’Età della Pietra”. Infatti, lo stile di vita di Olduvai era (ed è ancora) uno stile di vita sostenibile – localista, tribale e solare – e, che sia un bene o un male, i nostri antenati lo hanno praticato per milioni di anni. La teoria è semplice da capire ma difficile da accettare in quanto sgradevole, per me è stato difficile, molto difficile. Il collasso sarà globale e non piu`su base nazionale perchè competitori che si evolvono allo stesso modo, collassano in modo simile.
Iniziamo:
Il seme della Teoria di Olduvai è stato piantato molto tempo fa. per esempio, il poeta greco Pindaro (c. 522-438 a.C.) scrisse, «Che accade quando scende la notte? Il destino ha scritto che dobbiamo correre verso la fine?»Lo studioso arabo Ibn Khaldun (1332-1406) considerava la “solidarietà di gruppo” il requisito primario della civiltà. «La civiltà ha bisogno dei valori tribali per sopravvivere, ma proprio quei valori vengono distrutti dalla civiltà. Specificamente, la civiltà urbana distrugge i valori tribali con i piaceri che indeboliscono i legami familiari e sociali e con i desideri artificiali rivolti verso nuovi tipi di cucina, nuove mode nell’abbigliamento, case più ampie e altre novità della vita di città». La nostra maggiore sfida attuale è la gestione della transizione dalla crescita all’equilibrio. Le società industriali hanno dietro di sé lunghe tradizioni che hanno incoraggiato e premiato la crescita. Il folklore e le storie che narrano del successo, predicano la crescita e l’espansione sono infinite. Ma crescita ed espansione non sono il percorso del futuro. La teoria di Olvudai tenta di spiegarci solo quando e come la crescita si arresterà non se la crescita si arresterà perchè questo è assodato. La teoria di Olduvai è stata presentata per la prima volta in pubblico nel 1989. Secondo questa teoria l’ ampio dispanarsi della storia umana può essere diviso in tre fasi. La prima fase, quella preindustriale, è stato un periodo di equilibrio molto lungo, durante il quale la semplicità degli attrezzi e la debolezza delle macchine limitavano la crescita economica. Il 99, 8 % della nostra storia come specie di homo sapiens lo abbiamo vissuto tra paleolitico, mesolítico e neolitico, questo significa che il periodo che va dagli antichi egiziani fino ad oggi è solo lo 0, 2 della nostra specie. La seconda fase, quella industriale, è un periodo molto breve di non equilibrio che ha preso il via con forza esplosiva quando nuove e potenti macchine permisero di alzare temporaneamente tutti i limiti alla crescita.La terza fase, quella de-industriale, è subito successiva. Durante questa fase le economie industriali subiranno un declino verso un nuovo periodo di equilibrio, limitato dall’esaurimento delle risorse non rinnovabili e dal protrarsi del deterioramento dell’ambiente naturale. La Teoria di Olduvai viene specificamente definita come il rapporto tra l’energia prodotta a livello mondiale e la popolazione, sempre a livello mondiale. Essa afferma che l’aspettativa di vita della Civiltà Industriale è pari o inferiore a 100 anni: dal 1930 al 2030. La teoria è stata verificata in riferimento ai dati storici del periodo compreso tra il 1920 e il 1999.Sebbene tutte le fonti primarie di energia siano importanti, la Teoria di Olduvai postula che l’elettricità costituisca la quint’essenza della Civiltà Industriale. La produzione energetica pro-capite è cresciuta fortemente dal 1949 al suo picco massimo nel 1979. Quindi, dal 1979 al 1999, per la prima volta nella storia è calata ad un tasso dello 0,33% all’anno il “pendio” di Olduvai. Secondo lo schema di Olduvai, tra il 2000 e il 2011, la produzione energetica pro-capite mondiale calerà di circa lo 0,70% all’anno lo “scivolamento”. Verso il 2012 si verificherà una serie di blackout elettrici permanenti a livello globale. Questi blackout, insieme ad altri fattori, faranno cadere la produzione energetica fino a raggiungere, nel 2030, i 3,32 barili di petrolio equivalente pro-capite all’anno, lo stesso valore del 1930. Il tasso di declino nel periodo compreso tra il 2012 e il 2030 è del 5,44% all’anno il “precipizio” di Olduvai. Così, per definizione, la durata della Civiltà Industriale è inferiore o uguale a cent’anni.Lo “scivolamento” di Olduvai del periodo 2001-2011 può ricordare la “Grande Depressione” del decennio 1929-1939: disoccupati, poveri e senza tetto in coda in attesa di sussidi e assistenza. Per quanto riguarda il “precipizio” di Olduvai tra il 2012 e il 2030, non conosco alcun precedente simile nella storia umana. I governi hanno perso rispettabilità. Le organizzazioni mondiali sono inefficaci. Il neo-tribalismo si fa strada impetuosamente. La popolazione supera i sei miliardi di persone e continua a crescere. Il riscaldamento globale e virus sempre più aggressivi fanno notizia. L’affidabilità delle reti elettriche sta crollando. Ci sarà un epidemia di blackout delle reti elettriche ad alta tensione. E nel momento in cui manca l’energia, si ritorna al Medio Evo. L’affidabilità elettrica in calo è una realtà attuale, lo vediamo tutti i giorni gia a partire da adesso. Le grandi città, ovviamente, saranno i posti più pericolosi nei quali risiedere quando le reti elettriche cederanno. Lì ci saranno milioni di persone densamente impacchettate in altissimi palazzi, circondati da distese di asfalto e cemento: niente elettricità, niente lavoro e niente cibo. Per questo le aree urbane si spopoleranno rapidamente al cedere delle reti elettriche. Nei fatti, abbiamo già mappato le zone a rischio. Specificamente: le grandi città si evidenziano come punti giallo arancio sui mosaici della Terra di notte inviate dai satelliti della NASA. Queste luci planetarie gridano “attenzione!”, “allarme!” e “pericolo!”. Città come Los Angeles e New York, Londra e Parigi, Bombay e Hong Kong e altre simili sono tutte punti caldi e che dire di Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Palermo… solo per citarne alcune.
Se Dio ha creato la Terra perché gli umani la abitassero, allora l’ha creata perché fosse adatta allo stile di vita dell’Età della Pietra. La Teoria di Olduvai è plausibile.
Il sistema immunitario della Terra, per così dire, ha riconosciuto la presenza della specie umana e sta cominciando a provvedere. La Terra sta tentando di liberarsi del parassita umano.


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