Posted by: tonuzzu | 22/06/2007

Guerrilla Gardening

Provengono da ogni parte del globo anche se è Londra il quartier generale di questo movimento nato negli anni ’70 nella terra madre di tutti le mode, gli Stati Uniti. “Giardinaggio politico” lo chiamano gli attivisti, una forma di azione diretta non violenta praticata dagli ambientalisti al fine di riappropriarsi di aree urbane degradate e abbandonate. I guerrilla gardeners reclamano nuove forme di proprietà che riscattino i terreni pubblici dall’abbandono e dal degrado, la loro lotta è silenziosa, pacifica e profumata. Nel 1964 I giganti lanciavano la loro proposta di pace fatta di fiori che diventano metaforici proiettili da inserire nei cannoni, oggi i fiori sono diventati veri e propri strumenti di contestazione.
Ma chi sono questi guerrieri verdi armati di zappa, vanga e rastrello? Non appartengono a una classe sociale specifica, hanno età variabili e provenienze differenti. Spesso il loro profilo corrisponde a quello dei tanti che fanno parte del movimento della critical mass, cittadini comuni che hanno abbandonato l’automobile e sposato la bicicletta come unico mezzo di locomozione. Ciò che accomuna gli animatori di questo vasto movimento è sicuramente la sensibilità verso la causa ambientalista e la ricerca del bello nel comune degrado urbano. Sono persone che hanno a cuore le loro strade e i loro quartieri, che credono che anche un fiore possa cambiare il mondo. Si identificano semplicemente con il nome di battesimo seguito da un numero progressivo assegnato al momento dell’adesione al gruppo.
Agiscono quasi sempre di notte e soprattutto nelle grandi aree urbane, i loro strumenti sono fiori e piante di ogni genere oltre che una grande varietà di utensili da giardinaggio. Il processo che porta ad un’azione è complesso: un gruppo di attivisti, formatosi spesso attraverso un forum dedicato, studia il territorio per individuare un’area da attaccare, convoca sul luogo di tutti i partecipanti attraverso un tamtam segreto di mail, pianifica l’azione, si procura piante e semi scelti in base alla resistenza, al freddo e alla siccità e al colore. Infine inizia l’azione vera e propria. Prima si pulisce il terreno depurandolo da erbacce e rifiuti, poi si concima la terra e la si lavora per prepararla alla semina.
Significativa e spesso provocatoria è anche la scelta del vegetale da piantare: fiori colorati nelle zone più industrializzate, ortaggi e frutta nei centri storici, girasoli per illuminare i viali più grigi. Ma i guerrilla gardener agiscono anche allo scoperto, soprattutto quando riescono a collaborare con le associazioni di quartiere o con le autorità locali. In molti paesi la loro resta un’azione clandestina proprio perché prevede una modificazione del suolo pubblico da parte di privati.
Il nuovo trend della contestazione sociale è considerato quasi una forma di flash mob per la sua natura segreta e spontanea, rapida e di modificazione urbana ma a differenza dei pillow fight (la battaglia dei cuscini) ed affini, il guerrilla gardening ha alle spalle un vero e proprio movimento nato intorno agli anni Settanta, al quale si deve ad esempio il progetto di costruzione della granata inseminatrice capace di diffondere semi in luoghi irraggiungibili come le discariche. In seguito, nel 1984, con la pubblicazione del libro “Guerrilla Gardening” di John F. Adams si incoraggiavano gli amanti del giardinaggio a creare delle nuove varietà vegetali diverse da quelle prodotte dalle grandi aziende.
Negli anni ’90 il termine ha assunto il significato odierno fino ad essere codificato in un manifesto o più comunemente noto come “A Manualfesto. Guerrilla Gardenign”, un libro pubblicato da David Tracey che definisce le linee guida del buon giardinaggio politico. Il fine ultimo del movimento è quello dell’abbellimento urbano da diffondere in ogni città del mondo, le regole poche e semplici: cercare sempre piante e semi economici o gratuiti, ancor meglio se coltivate in casa, dissodare il terreno, indossare scarpe resistenti, innaffiare sempre e responsabilmente. Ancora: sapere quando chiedere il permesso e quando poterlo dimenticare, come diffondere il guerrilla gardening nel mondo ed infine, un consiglio per eludere la sorveglianza: fare le azioni sempre con un’amica. In caso di pericolo si può dissimulare il tutto baciandola.

http://www.guerrillagardening.org


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