Posted by: tonuzzu | 19/06/2007

Il cielo grigio sopra l’ Europa


Bisogna saper leggere fra le righe. Wim Wenders racconta di aver imparato dalla nonna, seguendone il dito che scorreva parola per parola lungo le pagine dei libri letti insieme, e sostiene che «capire la magia degli spazi vuoti» farebbe bene anche all’Europa «se vuole ritrovare l’anima che ha perso». Lo affligge il «male al cuore» che prova davanti ai giovani, inerti all’idea di un continente unito. Per lui è stato differente, «era facile essere europei perché non volevamo essere tedeschi». Altri tempi. «Una volta feci l’autostop in Inghilterra – rivela – e l’uomo al volante voleva buttarsi fuori strada quando scoprì da dove venivo. Ero il primo tedesco che vedeva dopo la guerra. Questo spiega perché sognavamo l’Europa: era la strada per superare i rancori e costruire qualcosa di nuovo».
Oggi gli sembra tutto cambiato. Wenders lo ammette intervenendo al Comitato economico e sociale nel giorno del suo anniversario di matrimonio, fra il presidente della Commissione Ue Barroso e quello del Parlamento Poettering. Il 62enne regista di «Paris, Texas» etichetta il Club dei 27 come «un bar in cui il caffé è servito freddo». Guarda i pezzi grossi di Bruxelles e sventola la convinzione che «per i giovani l’Europa ha una pessima reputazione: non si identificano, anzi si astraggono». In altre parole, non inseguono «un sogno europeo». Troppa politica e troppa economia: «Puntiamo sull’arte, quella sì che ispira».
Anche il cinema finisce sotto accusa. Sul grande schermo Hollywood «ha diffuso il mito del sogno americano come immagine di un continente dalle possibilità illimitate». Da noi è andata diversamente. «Alla sua nascita l’Europa non è diventata uno stimolo per i cineasti, nessuno s’è lasciato prendere dalle potenzialità del nostro miracolo continentale, abbiamo continuato a raccontare cosa accadeva in casa». Gli Usa, invece, hanno creato il loro, di sogno, che poi alla fine «altro non era se non una proiezione di ciò che volevano gli europei».
Per spiegarsi Wenders pesca nel suo album personale. Quando preparava «Il cielo sopra Berlino» chiese l’autorizzazione di filmare nella zona Est ed incassò un rifiuto dal ministro del Cinema «perché gli angeli non si potevano vedere e, pertanto, potevano attraversare liberamente il muro». Succedeva vent’anni fa. Giovedì scorso, invece, era al G8 a filmare i giovani manifestanti. «A un certo punto sono passati degli italiani vestiti da clown con la bandiera della pace e un poliziotto bavarese ha commentato che c’era una “e” in meno e che quei ragazzi non sapevano nemmeno scrivere “Peace”». In entrambi i casi era mancata l’abilità di leggere fra le righe. «L’Europa ha un’anima antica – insiste il tedesco -. Dobbiamo riportarla in una nuova cornice, metterla nei film e cantarla nelle canzoni, altrimenti svanirà per sempre». Serve un’altra Utopia che si spinga negli spazi vuoti della politica e dell’economia. E’ una conoscenza vetusta alla quale dobbiamo concederci per riprendere ad andare avanti».

Da la Stampa del 12/6/2007, articolo scritto da Marco Zatterin.


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