Ma come ci alimentiamo? Le fonti di approviggionamento alimentare oggi sono divisibili all’ incirca secondo le seguenti percentuali:
2% raccolta/caccia
15% orti familiari
83% agricoltura
In questa percentuale s’include Mr. Smith che a Boston mangia da MacDonald a pranzo a cena, i bushmen nomadi del deserto del Kalahari ed io che raccolgo ricci di mare in estate e more nei sentieri alpini adesso. La dieta occidentale prevede grani quantitativi di carne e cereali, entrambe produzioni che richiedono da sole enormi superfici di territori (in alcune analisi raggiunge il 90%) Analisi molto accurate ricompongono l’ utilizzo del suolo per la produzione alimentare con i sistemi dell’ agricoltura classica in questo modo:
1100 mq a cereali
400 mq a legumi
120 mq a produzione di olio
120 mq a verdura e frutta
600 mq a produzione di latticini
600 mq a produzione di uova
34.000 mq a produzione di carne
Quindi sono solo 2000 mq per la produzione della parte vegetale della nostra dieta e 35.000 mq per la produzione di carne. Il vero cambio di paradigma, meno irreale di quanto non sembri, puo’ avvenire agendo su queste percentuali. Spostare la produzione alimentare su una percentuale paritaria del 48% tra orti familiari-comunitari e agricoltura sarebbe un cambio di paradigma. Ci sono numerosi esempi del passato ed attuali in cui gli orti familiari-comunitari si sono sostituiti per una significativa percentuale all’ agricoltura. Mi viene in mente l’ embargo di Cuba, li si riesce per esempio a soddisfare il 60% del fabbisogno alimentare dell’ Habana con gli orti urbani e peri-urbani. Penso anche al crollo della URSS quando gli orti familiari (i famosi Ogord gli orticelli del regime comunista)evitarono una catastrofe umanitaria. Ok la retorica di questo articolo non e’ il meglio….ma il senso e’ quello. La creazione di orti e’ un salvagente nel caso di fallimento di questa agricoltura. Gli orti sono affidabili, efficienti e democratici. Ci sono ricerche sulla superficie necessaria per l’ autoproduzione alimentare che ci dicono che si possono alimentare 25 persone con un ettaro, cioe’ 400mq bengestiti contro i 37.000 attuali(chiaramente la dieta deve essere vegetalista). Sulla carta la produzione alimentare attraverso gli orti permetterebbe 1/9 dei suoli classificati come agricoli. Potremmo restituire alla natura cio’ che gli abbiamo sottratto con l’ agricoltura…questo e’ fantastico. Sequestreremmo piu’ CO2, avremmo piu’ biomassa, piu’ suoli fertili a rotazione, piu’ legno e meno plastiche.
Voltaire nel Candido scrive: “bisogna coltivare il proprio orto”.
P.S Ci tengo a ringraziare Voltaire, Jared Diamond, Vandana Shiva, il Subcomandante Marcos, Ignazio Buttitta (a terra e’ di cu la travagghia) e tutti quelli che ho scopiazzato e plagiato biecamente, a loro dico che ho preso i loro scritti li ho fatti ardere, rimescolati, ingurgitati e defecati.







I fully agree completely
By: grosir sprei on 29/09/2011
at 9:28 PM