Posted by: tonuzzu | 07/10/2010

Accessibile

Introduco:

Si muovono tra il nostro desiderio ed il degrado,  la licenza ed i taboo, i loro culi hanno una potenza evocativa incredibile .Uniranno la trascendenza di una dea incarnata nel corpo di una bestia? Le loro immagini spopolano, tutti ne parlano, i venditori di strada vendo le loro cartoline e i city criers declamano le loro forme in tutta la city. Ossessi by buttocks, bums, arses, posteriors, derrier s e da ogni possibile metafora. Dalla taverna al parlamento, dalla prostituzione alla pornografia. Schizzofrenici deplorano  ed implorano le esuberanti celebritá e gli eccessi delle loro sagome.  Il culo é la metafora perfetta, il zeitgeist della berlusconian Italy e non solo.  “Femmina”-gli dicono- “play and shook your body” .

Sicuramente guardi negli occhi di quegli uomini, capisci  il loro desiderio, lo capisci assai  meglio del tuo. Era un ribollire di viscere ed umori che hai dimenticato dopo il primo  giro in carrozza la domenica pomeriggio per i viali alberati  del centro. Eri riluttante, ora sei  docile for purposes of popular entertaiment.

Mi dici che acconsenti liberamente, che sei  una persona con un contrato di servizio tutta la vita ma non una schiava. La distinzione, si sa, é cruciale per il libero mercato. Una persona puó vendere il suo lavoro tutta la vita ma non la sua persona. In cambio della tua paga puoi rimanere perpetuamente dipendente. Come si puó difendere o liberare qualquno contro il suo proprio consenso, il consenso delle catene? L Habeas Corpus non puó sustissere se tu acconsenti. Le corti, i giurati, le commissioni, giungeranno alla conclusione che volontariamente degradi  te stessa dietro compenso, ti chiameranno troia.

Quando rimarrai incinta le tue apparizioni diventeranno sporadiche. Dimenticati le grandi vendite  al box-office, i trademarks di un altro corpo svestito luccicheranno sulle riviste.  Sarai una eroina tragica, una showgirl mancata, una divinitá dell amore decaduta.Io ti vedo, stai diventando nostalgica per cose che non hai mai conosciuto, cominci  raccontare la tua vita a chiunque e non hai neppure 30 anni.

Segue il testo:

“Disoccupata, precaria, troia, vergine stuprata, ministro promosso per l’aspetto, per il culo, ma anche per le labbra, costretta ad accettare avances sul lavoro, preda delle voglie di parenti e delinquenti, uccisa da zii, mariti, amanti, ex compagni, buttata sulla strada da magnaccia, introdotta nei letti dei potenti come una regalia per acquisirne la condiscendenza. Extracomunitaria e minorenne, a migliaia, quasi bambine, carne fresca sui viali di tutte le città, facile conquista di padri di merda e di famiglia nell’indifferenza totale. Miss Italia che mostrano la loro mercanzia in prima serata, ragazze di cui non si ricorderà il sorriso, lo sguardo, ma soltanto il seno, i lombi, l’incavo delle cosce, vallette con i fili interdentali nelle chiappe in tutti i programmi televisivi, seminude anche nella notte di Natale, merce gratta e fotti, a disposizione degli italiani, inconsapevoli aspiranti puttane del piccolo schermo. Sottopagata, quota rosa, residuale, marginale, esclusa dalle scelte, dalla politica, senza diritti civili se non benedetta dalla sacralità del matrimonio, senza una pensione anche se moglie di fatto per una vita, senza asili, senza spazi verdi per i suoi figli, perché i figli sono delle donne, quasi sempre. Corpo e non persona, buco e non spirito. Oggetto di modernariato con labbra a canotto e zigomi da lupa, in vecchiaia simile a una maitresse di antichi bordelli. Plasmata dalle necessità e dal trionfo del membro maschile, signore e padrone della sua vita. Non più persona, ma oggetto, che si può usare, prestare, strangolare, possedere.

Un transfert di massa l’ha trasformata da essere vivente a cosa di comune disponibilità, accessibile, che non può negarsi, non ne ha più il diritto. Proprietà privata, ma anche pubblica, da strangolare in caso di rifiuto, nella scala sociale appena al di sopra una bambola gonfiabile, da possedere anche dopo la morte, perché una cosa non è viva e non è morta. E’ solo una cosa, una donna, nient’altro che una donna”.

by Joseph the Cricket



Posted by: tonuzzu | 25/09/2010

Sul tetto

Seguo il programma per temi,  per luoghi, giorno per giorno o vado solo al festival pirotecnico? Come vivo la Mercé 2010?

E vi racconto che sono uscito, mi sono impegnato, ho pefino giocato al Cadavre exquis, ho preso tutte le frasi autonome pronunciate dai partecipanti alla festa babilonica, le ho assemblate nella speranza che il loro fortuito incontro producesse fenomeni poetici inattesi ma  le tecniche aleatorie non fanno per me.

Domande, ma quante domande tediose a cui non ho ancora dato una risposta.                                                                                                        Salgo sul tetto, da qui vedo i tendini del corpo scorticato della cittá, l’ asse viario in uscita dal viadotto che buca il monte giudeo, un stormo di automobili librate in volo, turbinio di percorsi, nervositá spaziali. Sembra esaltante da qua su Barcellona, un poco irreale.  La mediocre parodia delle strade che odorano a disinfettante e piscia di tedesco non la vedo e non la sento. Qui sul tetto sono Mida, tutto quello che tocco con il dito indice lo trasformo in oro, giú tutto quello che toccai, lo degradai ed adesso non vale piú piu´nulla. Ho una mano piú potente della ♣ magic hand ♣ di un photoshop, tolgo l’ impiato regolare della Eixample, faccio rimanere solo gli assi decumani tracciati dai romani; anzi no neppure quelli, spariti. Via nel cestino 3000 anni di tipologie abitative che non hanno avuto evoluzione. Io sono il Demiurgo. L’ industria, l’ accellerazione, le speculazioi sono divinitá di un olimpo dimenticato.  Tabula rasa.

Mi dicono: Perché Tabula Rasa?

Gli dico: Ma non ti sembra tutto troppo piccolo per contenere tanti destini umani? Non ti sembra bello cancellare tante dipendenze dal centro, dal patrimonio storico e da ogni tipo di tradizione?

I grattacieli da qui li vedo tutti. Sono simpatici, strani, accattivanti.  Come in H&M  ci sono torri di tutte le dimensioni: S, M, L, XL.      E se soffrissi un ansia da torre e ne cerco una piú alta?

L’ emozioni che suscita la cittá dal mio terrazzo é di difficile trascrizione; lo spazio fa Crr-crr-crr e a quel nero hotel metallico che grida tronfio: “fuck the context”, gli concedo una amnistia, si pure a lui, da qui dal mio terrazzo Amnistia per l’ esistente.

Posted by: tonuzzu | 16/06/2010

Big Yellow Taxi

Big Yellow Taxi della canadese  Joni Mitchell e (Nothing but) flowers dei Talking Heads, vennero eseguite il 16 ottobre 1970 presso il Pacific Coliseum a Vancouver, nel corso di un emozionante concerto tenuto assieme a James Taylor e Phil Ochs, organizzato dall’avvocato e attivista Irving Stowe per raccogliere fondi per finanziare la spedizione su un peschereccio di undici attivisti ecologisti ad Amchitka, isola al largo dell’Alaska dove gli USA conducevano dei test nucleari. Il riscontro sulla stampa fu tale che, sebbene gli attivisti furono fermati prima di raggiungere l’obiettivo, il governo degli Stati Uniti diede l’ordine di arrestare i test e l’isola fu restituita alla natura. Quel peschereccio si chiamava “Greenpeace”, e quell’iniziativa, prima di una lunga serie, diede vita al movimento ecologista pacifista noto con lo stesso nome. Un’azione sintomo di una presa di coscienza, che si diffuse in America tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 e che portò a manifestare i giovani dell’epoca soprattutto contro i test nucleari.

Posted by: tonuzzu | 04/06/2010

Poveri Norvegesi

Meno male che viviamo in Italia ed in Spagna e non in Norvegia. Grazie a questo dettaglio geografico, gli effetti della tremenda crisi economica che viviamo ci impediranno appena di essere felici.

Mentre continua ad aumentare il numero di disoccupati e di quelli che vivono senza copertura sociale;  mentre vanno diminuendo gli stipendi dei funzionari  e le entrate dei lavoratori autonomi, mentre si studia con le paghette e ci si cura con medicinali appena scaduti; mentre si taglia sugli investimenti perché l’ economia mondiale lo ha imposto…italiani e gli spagnoli saremo molto piú felici dei novegesi!

I poveri norvegesi non avranno per tutto il mese di giugno le emozioni che avremo noi grazie al mondiale sudafricano. Non si podranno identificare né con gli azzurri ne con i rossi. Non avranno Nadal al Roland Garros, neppure Gasol nei Lakers, neppure Alonso a bordo di una fiammante Ferrari.

E quando terminerá giugno ed arriverá il caldo Luglio, i poveri norvegesi appena potranno uscire per godersi la loro tiepida estate, noi scaleremo il Tourmalet nel Tour de France facendo il tifo per Contador, respireremo il fresco aroma dell’ erbetta di Wimbledon e continueremo ad essere felici con i rumori della formula 1.

In Agosto la crisi sará giá una leggenda urbana che appena nasconde il sole che ci abbronza in spiaggia, i norvegesi poverini giá si metteranno i cappotti alla fine dei loro freschi pomeriggi.

Torneremo a settembre e ci parlerenno delle sindromi post-vacanze, i libri di testo sembreranno articoli di lusso, benediremo Wall Street che non é crollata in un mese cosí traumatico. I poveri norvegesi non podranno dire che é iniziata la Liga o il Campionato.

Meno male che viviamo in Italia o in Spagna, perché con quello che ci sta per cadere di sopra ci mancava pure essere norvegesi.

Posted by: tonuzzu | 11/05/2010

Sub

Il tanto utilizzato epiteto Africa subsahariana, manca di senso ed é molto controverso. Non mi risulta ovvio quale dei significati di sub si accosti all’ aggettivo sahariano.Si tratta di sotto? Si tratta di giú? Si tratta di parzialmente? Si tratta di quasi? o si tratta (speriamo di no) di inferiore?.  Ci  interessa molto poco chi  ha reso operativo questo dogma, se la Banca Mondiale, l’ FMI o le ONG, siamo qui solo per svelare piccole imposture semantiche.L’ esempio sudafricano é molto pertinenete. Prima della formale restaurazione  del governo di maggioranza africana nel 1994, Sudáfrica non era qualificata come un paese  subsahariano. Sudáfrica veniva chiamata Sudafrica bianca o Subcontinente africano cioé, quasi un continente. Questo epiteto era utilizzato con ammirazione o elogio da parte di coloro che valorizzavano il potenziale geostrategico o le capacitá del regime di minoranza europea. Presto peró trionfó il movimento delle libertá africano e Sudafrica si trasformó improvvisamente in “subsahariana”. Che cosa successe? Che cosa avvenne di tanto repentino da far cambiare la geografia sudafricana? Il governo di Mandela si convertí in subsahariano?

Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto hanno tra il 25% e il 75% del loro territorio in pieno deserto eppurenon li definiamo nésubsahariani né sahariani. Essi son per noi l’ Africa araba. Un leggera gerarchia é stata introdotta, o meglio un flagrante sofisma despigmentato.  Continuo a non capire il dogma.  Che sia forse qualcosa di benevolo? Una specie di riferimento a tutti i paesi che si trovano sotto il Sahara indipendentemente dalla distanza da esso? Esistono 53 stati sovrani in Africa, se gli sottraiamo i 5 arabi, avremo quindi 49 stati sub.

Forse questo dogma non é tanto benigno, é una nomenclatura strana che occiedente utilizza per indicare gli stati sovrani indipendentemente dalla loro distanza dal Sahara.  E´un segnale geopolitico razista e chi lo utilizza vuole un immaginario desolato, arido, desertico appunto. “Hic sunt leones” si scriveva nelle mappe geografiche del XIX secolo. Oggi gli hanno tolto i leoni e gli hanno messo il “sub”.700 milioni di africani non vivono vicino al Sahara, né le loro vite sono colpite da ció che questo dogma suggerisce. Il dogma si va espandendo anche e soprattutto in ambiti internazionali ed accademici, nei prossimi decenni  il nome del continente sará  Africa subsahariana,  i suoi abitanti saranno chiamati subsahariani e non piú africani.

Adesso giochiamo un poco e replichiamo a questa farsa mondiale, suggeriamo la seguente lista:

  • La Russia del Est potrebbe chiamarsi sub-siberiana.
  • La Cina, Il Giappone e l’ Indonesia si potrebbero chiamare sub-gobi
  • Bhutan, Nepal, Pakistán, India, Sri Lanka, Bangladesh, Myanmar, Tailandia, Laos, Cambodia e Vietnam potrebbero chiamarsi Asia subhimalayana
  • Tutta l’ Europa, sarebbe sub-artica.
  • L’ est della Francia con l’  Italia, la  Slovenia e la  Croacia,  potrebbe essere l’ Europa subalpina
  • Stati Uniti  e Canadá sarebbero  l ‘ América Subártica
  • Sudamerica si chiamerebbe  Sudamérica Subamazónica

Posted by: tonuzzu | 28/04/2010

Tutto il lavoro creativo é derivato

Antefactum o (da dove nacque il proposito):

Percorro la navata di destra della Catedrale di Santa Maria del Mar. I led rossi scorrono su un distributore automatico di ceri.

Votive candle-3 euros-only coins

Metto le mie tre monete, il silenzio é sufficiente per far risuonare la lega di metalli dentro la scatola. Altri ceri ardono, sono smunti, alcuni obsoleti. Mi accorgo che é stato facile accendere il mio  con gli altri che mi davano la loro luce.  Perdo la luce del cero nel momento stesso in cui l’ accendo, forse avevo solo immaginato il mio contributo luminoso.  Non noto l’ altare piú luminoso di prima.   Non sono piu´capace di riapropiarmi di quella luce.  L’ unico modo per riafferrare quel fuoco espandibile ed espanso é spegnere il cero. Che arda il cero insieme agli altri. Ho giá dato le spalle al nazareno che agonizza, sono fuori dal tempio, la piazza, il sole.

Il proposito

L’ intera storia della cultura umana si evolve (meglio muta) attraverso la copia e soprattutto facendo piccole, piccolissime trasformazioni ad ogni replica.I contenuti nel web sono come la luce del cero non appartengono a nessuno, sono come tuo figlio che non ti appartine, sono come tua moglie che non ti appartiene, sono  come l’ acqua che non ti appartiene.  Se l’ acqua scorre fiorisce la vita, se l’ acqua stagna sará un galleggiare di cadaveri di pesci e sciami di zanzare.

Il post-proposito

Il controllo del copyright non si estende solo alla copia letterale, ma anche alle cosidette “opere derivate”. Ciò ha portato alla censura su grande scala. Ad esempio, il film tedesco Nosferatu è stato considerato un lavoro derivato da Dracula e dei giudici hanno ordinato la distruzione di tutte le copie.  La copia è il motore del progresso culturale. Non è un furto.  E ‘, infatti, molto bella, e conduce ad una diversità culturale che ispira. Il copyright é come portarsi il cero a casa dopo averlo acceso al santo.


Lyrics

Copying is not theft.
Stealing a thing leaves one less left
Copying it makes one thing more;
that’s what copying’s for.

Copying is not theft.
If I copy yours you have it too
One for me and one for you
That’s what copies can do

If I steal your bicycle
you have to take the bus,
but if I just copy it
there’s one for each of us!

Making more of a thing,
that is what we call “copying”
Sharing ideas with everyone
That’s why copying
is
FUN!

Dedica mezz’ ora al giorno a pensare al contrario
di come stanno pensando i tuoi colleghi.
Alberto Einstein

***”I lemmings sono piccoli roditori del Nord Europa e dell’Asia simili ai nostri topicampagnoli. In determinati periodi essi abbandonano le Alpi della Scandinavia in gruppi numerosi,come guidati da un misterioso suonatore di flauto, e si dirigono verso il mare del Nord o il Golfo di Botnia. Lungo questo tragitto, che è il loro senso della storia, essi subiscono gli attacchi deicarnivori o degli uccelli predatori che li distruggono a migliaia. Malgrado tutto, essi proseguonola loro strada e, raggiunta la meta, si gettano nel mare e vi annegano”.

***”Le cavallette hanno anch’ esse un simile senso della storia. Molte specie, tra cui la locusta migratoria vivono nella natura senza commettere danni: gli individui sono solitari e sparsi. A un determinato momento, per una ragione ancora sconosciuta, queste specie pullulano; le giovani cavallette che nascono e crescono in popolazioni fitte hanno colore e forma diversi: sono più grandi e di colore più chiaro, spesso di un bel verde. I naturalisti ne hanno fatto una specie diversa: la Locusta gregaria. Esse si riuniscono in gruppi numerosi e, quando sono adulte, se ne volano tutte insieme; costituendo quelle nuvole di cavallette che i contadini delle due sponde del mediterraneo temono tanto; esse avanzano a balzi enormi, nella stessa direzione inesorabili per molti giorni. Possono devastare ogni vegetazione in poche ore, o abbattersi su una steppa per marcirvi in mucchi al sole oppure precipitarsi a nugoli nel mare”.

Mi son chiesto cosa potrebbero dire i lemmings se potessero scrivere la storia di una delle loro migrazioni. Siamo in marcia verso un felice domani? La nostra popolazione fortemente strutturata cresce di ora in ora, nonostante vari attacchi progrediamo nella stessa direzione conservando la nostra organizzazione che, sola, permette all’ individuo di marciare verso quel progresso che intravediamo già, tutto azzurro, ai piedi delle montagne?
Le cavallette invece immagino intonerebbero un canto di trionfo: Noi procediamo in avanti. L’ universo potrà nutrirci per un secolo, poiché siamo in via verso la planetizzazione della nostra specie.
Sia il lemming che la locusta vede in questo slancio ultimo una marcia verso una situazione migliore? I i lemmings si allontanano dal punto di partenza, più i lemmings sono eccitati dicono i naturalisti; nulla li può fermare, davanti a un ostacolo sibilano e digrignano i denti per la collera.Anche noi, ben lontani ormai dalle nostre origini, sentiamo profondamente che nulla deve intralciare la nostra marcia verso ciò che chiamiamo il Progresso. Anche noi corriamo verso il mare in file serrate. E se ci volessimo aggrappare al vortice? e se non cerchiamo nulla che galleggi?
Anche questo ha un senso. Si lo ha. La scena della tentazione suicida si rinnova ogni volta che incontramo una civiltà tradizionale. Ogni volta degli uomini prendono coscienza della propria nudità, del proprio sottosviluppo materiale. Con i fianchi cinti di cotonina devono lavorare fino al limite delle loro forze e, quando il sudore della fronte non basta più, devono dare l’ equilibrio della propria anima e tutta l armonia del mondo. Allora l’ occidente trascina nella propria caduta un nuovo dannato, mentre si chiudono le porte di un paradiso, perduto una volta di più. Se la civiltà occidentale scomparisse, l’ umanità non ne sarebbe colpita, poichè già da molto tempo non é più solidale con essa, da molto tempo non é più umanità. Un impero avrà finito di esistere, aggiungendo ad altre rovine quelle del proprio orgoglio. I nostri monumenti saranno altrettanto enigmi per gli archeologi del futuro, perché sembrerà strano che gli uomini abbiano fatto costruzioni con il solo scopo di ammassare vertiginosamente dei materiali, senza cercare di rinchiudervi, con la chiave del loro pensiero i numeri dell’ universo, senza costruire una citadelle. I popoli che ci rimpiazzeranno parleranno forse di castigo divino, senza immaginare che siamo stati noi i giudici di noi stessi, scrivendo ognuna delle lettere della nostra condanna con le conseguenze di ciascuno dei nostri atti.

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